Damien si sentì infastidito dallo sguardo penetrante del dottore che già stava considerando la gravità nella sua ferita. -è piuttosto profonda ma non ha perso poi così tanto sangue. Poteva andare molto peggio, hai fatto bene il bendaggio- disse a Luthièn girandosi verso di lei con un sorrisetto soddisfatto -è un tuo amico?- Damien prese a fissare il soffitto con espressione indifferente anche se ancora irritata. Era come se non fosse nella stanza.
Luthièn notò l'espressione appena scocciata del ragazzo e si ricordò di poco prima, quando gli aveva consigliato di poggiarsi a lei e non lo aveva fatto...non dovevano piacergli molti i dottori, parimenti quelli che gli davano degli ordini. -Solo un conoscente- esclamò la ragazza, esibendo un'espressione scettica -Sono felice di aver imparato almeno a fare le fasciature- disse poco dopo, sollevata da ciò che le aveva detto il dottore. Mentre lei diceva così, il dottore tastò appena la ferita, provocando evidente dolore nel ragazzo, il quale fece un'espressione di sopportazione massima -Piano, gli fa male- le venne da dire, preoccupata
Damien fulminò con lo sguardo Luthièn, quasi istintivamente. Appena lei ricambiò il suo sguardo lui lo distolse, rivolgendolo alla finestra con lo stesso nervosismo. Voleva uscire da quella casa e andarsene per gli affari suoi. -Meglio che rimanga qui per oggi.- concluse il dottore mentre gli preparava un nuovo bendaggio. Una donna poco più bassa di Luthièn entrò nella stanza silenziosamente. Aveva i capelli dorati e un viso che Damien avrebbe attribuito a quello di una santa sulle pareti di una cattedrale. Posò una bacinella di acqua fumante e chiese al dottore qualcosa che Damien non sentì, offuscato dal dolore che gli stavano provocando quelle strane pomate che l'uomo stava spalmando attorno alla ferita. Bruciavano tremendamente. Vide Luthièn guardarlo con quella che sembrava compassione e girò impercettibilmente la testa per non incontrare il suo sguardo. Sospirò appena quando il dottore cominciò il bendaggio, tamponando di tanto in tanto la ferita con acqua calda. Quella notte sarebbe fuggito sicuramente. La finestra era tutt'altro che sicura e non sarebbe stato certo un problema scavalcare. Saranno stati due metri fino a terra. Il problema era la ferita ma un po' di dolore non lo avrebbe ucciso. Anche se lo avesse fatto, poco danno...
Luthièn ringraziò il dottore, mentre quello le lasciava una pomata da spalmare sulla ferita del ragazzo almeno tre volte al giorno...sarebbe guarito in un baleno. La ragazza strinsela pomata in mano e tornò nella camera, notando un Damien cotrariato e pensieroso...Luthièn avrebbe scommesso che la sua spressione preoccuata di prima lo aveva disgustato e inorgoglito. -E' inutile che fai quella faccia, era necessario- esclamò freddamente, guardandolo con un po' di astio.
-Era esattamente il contrario di necessario- ribattè lui con un sorriso amaro, senza guardarla. -se pensi che questo possa farmi cambiare idea sulla vita che faccio ti sbagli va bene?- continuò girandosi per guardarla. Non si aspettava di incontrare uno sguardo così freddo ma non si scompose. -L'unico modo sarebbe stato quello di lasciarmi morire. Sarebbe stato semplice per tutti.- concluse senza la minima emozione nella voce
Luthièn scosse la testa nel sentire quelle parole e le uscì un'involontaria risatina amara -Questo è il tuo problema...- cominciò a dirgli, fissandolo negli occhi e mantenendo sempre la sua freddezza -Tu scegli sempre la cosa più semplice- glielo disse con tono di accusa, anche se si sentiva piccola davanti a lui e davanti al suo sguardo
Damien la fissò per qualche attimo. Avrebbe voluto dirle che una come lei poteva sapere ben poco di lui ma si trattenne. -Non è così che si dovrebbe fare?- chiese retorico -Tu preferisci complicarle le cose?- aggiunse prendendo a fissare il soffitto sopra di lui
Forse non sapeva così tanto di quel ragazzo per attaccarlo come già stava facendo, ma le sembrava di aver capito più o meno quale era parte del suo comportamento di fronte a fatti complicati e decisioni difficili. -Baso la mia vita su una morale, conforme alla mia e alla altrui libertà- gli disse, guardandolo senza capirlo -Non è questione di complicare le cose, ma di rispettare gli altri- aggiunse professionalemente...probabilmente non era affatto d'accordo con lei.
-Certo!- esclamò decisa Luthièn, anche se il ragionamento di Damien non faceva una piega... -Il suicidio non è una decisione da prendere in considerazione- gli disse sicura...lo pensava davvero
Luthièn esitò prima di rispondere, non perché non sapesse cosa dire, ma perché stava immaginandosi cosa Damien avesse risposto -Perché nessuno merita realmente la morte...la punizione sì, ma non la morte- gli disse, distogliendo lo sguardo da quello dell'uomo e portandosi i capelli all'indietro...la stanchezza cominciava a farsi sentire più decisa che mai.
- Ah è una punizione - si spiegò ironicamente lui prima di notare la pesantezza dell'espressione di Luthièn -Pensi di poterti permettere qualche ora di sonno o la tua morale te lo impedisce?-
Luthièn pensò che non lo stav picchiando solo perché lo conosceva da poco e perché era ferito gravemente. -No, non va contro la mia morale- precisò, con tono ironico, mentre si passava una mano sul viso -Vado a chiamare mia sorella- lo avvisò, mentre usciva dalla stanza e si dirigeva verso la cucina -Hyacinthe...- non fece neanch in tempo a chiederle se la sostituiva per qualche ora, che la sorell l'aveva già messa a letto con più coperte del dovuto. -Stai calda? Devi riposare bene...- -Sì...grazie- sua sorella era sempre gentile. Luthièn si eracoricata nella stanza adiacente a quella dove era steso Damien, così che Hyacinthe poteva benissimo controllare entrambi facilmente. -Non ti fidare di quello- disse Luthièn alla sorella, mentre già teneva gli occhi chiusi.